Trovo qualcosa di divertente in questo nome – hiker – non so perché. Se ci scherzo su, potrei dire che in questa Sgambata ho incontrato seekers, bikers e hikers anziché cercatori, ciclisti e camminatori. Ma anche no.
Il cercatore viene verso di me osservando la scarpata a monte e tiene una piccola borsa sotto braccio, è fin troppo evidente che cerca asparagi. Gli regalo anche i due che avevo appena raccolto e mi ringrazia leggermente perplesso. Spiego sornione che siccome dove stavo andando io c’era già passato lui, non ne avrei trovati altri e quindi tanto valeva rassegnarmi fin da subito. La risata che ne è seguita era tutto quel che mi bastava.
Incontrando qua e là qualche asparago superstite, non mi accorgo del leprotto davanti a me e per un bell’istante non si spaventa. Però si riprende l’istante successivo e si tuffa lesto sotto un grosso cespuglio di rovo. A quanto pare sono il primo a percorrere questo tratto stamattina, il cercatore non è passato di qua.
Il ciclista a occhio e croce ha una stazza simile alla mia – che è vicina al quintale – ma noto la scioltezza della sua pedalata mentre affronta la salita sulla quale sto arrancando, chapeau. Quando mi supera sento un insolito ronzio. Mi sa che la sua bella pedalata è assistita dal motore elettrico di una e-bike. Ben fatto lo stesso e apprezzamenti anche alla bici.

La prima camminatrice che incontro procede a testa bassa sul sentiero: la capisco, per me scende rapido ma per lei sale ripido. Un buongiorno e dopo pochi passi già non c’è più, nascosta dagli alberi.
Il sentiero dopo aver attraversato un oliveto rientra nel bosco e per un lungo tratto è tutto stampigliato dalle zampe dei caprioli, un branco numeroso direi. Mi chiedo se riuscirei ad osservarli venendo alla giusta ora.
Il secondo camminatore lo trovo mentre percorro il sentiero di cresta e sembra appena uscito dalla vetrina di un negozio specializzato. Oltre al completo impeccabile sfoggia anche un bel passo tonico, con tanto di sorriso soddisfatto. Il terzo invece è fermo, girato di profilo con lo sguardo rivolto al sentiero che ha appena percorso. Non capisco se aspetta qualcuno o se sta cercando di darsi un contegno mentre riprende fiato, proseguo oltre salutando. Poco più avanti, tre signore si sostengono a vicenda tentando di superare indenni un’ampia pozza di fango ma mi sembrano piuttosto spaesate: forse pensavano a qualcosa di più comodo per la passeggiata di pasquetta.

Ho concluso la sgambata con lo scorcio di Trasimeno che rimane normalmente nascosto da un’ampia proprietà privata. Per godermelo senza poi tornare sui miei passi ho dovuto percorrere un breve tratto su un fondo di erba alta e arbusti spinosi, in alcuni punti piuttosto fitti, ma non me ne sono pentito.
Questa Sgambata si è rivelata poco silenziosa e piuttosto affollata, ma il bel panorama che offre sul Trasimeno val bene qualche piccolo compromesso. Per di più tra un passo e l’altro, ho anche messo nel mio zaino un dignitoso mazzetto di asparagi. Staranno meglio con le uova o con le tagliatelle?
P.S.: In merito alla torre vicino alla quale passa il percorso di questa sgambata ho recentemente ritrovato un sito – al quale va tutto il mio apprezzamento – che ne ha raccolto cenni di storia. I luoghi del silenzio – castello di monte Ruffiano












