Era da tempo che volevo ritornare a Pitigliano e respirare quell’odore di tufo che caratterizza le vie cave.
Non proprio una destinazione sconosciuta per chi ama camminare nella natura e anche il lavoro di promozione svolto negli anni deve aver dato buoni frutti visto le tante persone che abbiamo incontrato su queste strade intagliate nel tufo.
Noto con piacere che la cartellonistica esauriente, ben collocata nei vari punti di accesso, ha reso questi percorsi molto più fruibili di quanto non lo fossero nei miei ricordi. Forse si è perso un certo senso di avventura ma non viene mai meno la suggestione che si vive nel percorrere queste antiche vie.
Una bella sorpresa la trovo lungo il fiume Lente, quando lo attraversiamo su un ponte a schiena d’asino tipicamente medievale. Alla sinistra di questo caratteristico ponte del periodo romanico – come informa il cartello a terra – c’è un vecchio mulino restaurato ed è ancora ben visibile gran parte del canale di adduzione dell’acqua il quale indirizza il nostro sguardo verso la bella cascata del Londini conseguente alle opere di presa. I nostri ragazzi l’hanno già raggiunta, attraversando l’ampia radura che divide il fiume dal bosco. L’erba è stata tagliata di fresco, l’acqua scorre limpida e la rupe su cui poggia Pitigliano incombe oltre le chiome degli alberi, stagliandosi in controluce sul cielo azzurro.
Un luogo che sembra incantato e non c’è proprio nessuno in vista, è tutto per noi e i nostri ragazzi. La tentazione di farci un bagno è forte, ma ci accontentiamo di sgambettare a piedi nudi nel largo tratto di fiume sotto la cascata e una volta usciti dall’acqua, scopriamo che le grandi foglie delle piante cresciute lungo riva possono egregiamente sostituire i teli. Davvero un set fantastico per le nostre foto, ma non c’è immagine che possa rendere la piacevole sensazione di benessere che ci ha regalato questo posto.





Nel pomeriggio una sbirciatina a Sorano per pregustare la prossima Sgambata che risalendo il corso del fiume fino alla sorgente, dovrà portarci sulle tracce lasciate dagli antichi abitanti degli insediamenti rupestri di Vitozza e San Rocco. Poco più tardi un veloce aperitivo a Sovana ci fa scambiare due chiacchiere con un simpatico avventore, longevo testimone di usi e costumi del luogo.

