Cambiare il punto di osservazione su cose, persone, luoghi può cambiare radicalmente la percezione che ne abbiamo. Provate per esempio ad incontrare Gubbio risalendo a piedi la statale n. 298 fino ad incontrare sulla rossa parete rocciosa una “ferita” che indica la Scaglia rossa della Gola del Bottaccione in cui è stata riscontrata una consistente presenza di iridio, residuo, secondo lo studioso Walter Alvarez di un asteroide o di una cometa che probabilmente colpì la Terra causando un cambiamento climatico responsabile anche della scomparsa dei dinosauri! Sfiorare così a passo rapido l’era Cenozoica e Mesozoica….. non è proprio cosa da tutti i giorni!! Proseguendo ancora per qualche centinaio di metri, dal lato opposto della strada, si intravede in mezzo ad una fitta boscaglia un ponte in attesa di qualche intervento di consolidamento e restauro, salendo sul ponte che attraversa un torrente preparatevi a percorrere sospesi a circa 80 metri da terra una straordinaria opera ingegneristica della seconda metà del 200: l’acquedotto. Il camminamento, lungo circa due chilometri è agevole ed è stato riaperto ai visitatori solo nel 2017 dopo lavori di consolidamento per diversi smottamenti fangosi. Ora è ben in sicurezza e la vista che regala è unica, a tratti, toglie il respiro, specie a chi soffre di vertigini!!


Incastonato sulla parete di roccia vediamo in modo sempre più nitido, davanti a noi, l’eremo di Sant’Ambrogio adagiato su un letto di roccia e bosco . Terminato il percorso sull’acquedotto, il sentiero sale fino alle mura urbiche da cui si apre una pittoresca vista di Gubbio dall’alto, con i suoi tetti, i suoi monumenti, i suoi stendardi al vento, le sue torri…..


Ci sembra quasi di sorprenderla alle spalle questa insolita Gubbio e di rubarne, con qualche foto, la sua fiera bellezza! Ad un certo punto la salita si interrompe e si ridiscende verso il Duomo e verso il palazzo del duca di Montefeltro, dove un tempo c’erano proprio i conservoni da cui l’acqua delle vene del monte Foce, convogliata dall’acquedotto, veniva poi ridistribuita alla città. Il palazzo ducale è l’unica architettura rinascimentale presente nella cittadina, si tratta di una residenza estiva dei duchi, soprattutto di Guidubaldo e della moglie Elisabetta Gonzaga. Peccato che gli arredi siano andati perduti, compreso lo studiolo di Guidubaldo, opera lignea straordinaria: dal 1939 è stato ritrovato ma non è tornato a Gubbio, è stato acquistato dal Metropolitan Museum di New York! Vi consiglio, se non lo conoscete, anche la visita del Duomo di elegante e gotica bellezza. Riprendendo la discesa c’è un altro gioiello che ci attende: il parco Ranghiaschi, un giardino inglese, gradonato, in pieno centro cittadino, con grandi tigli, castagni, aceri, lecci! Un piccolo e romantico angolo di Gubbio. Risale all’Ottocento quando Gubbio era sotto lo Stato della Chiesa e Francesco Ranghiaschi sposava una ricca nobildonna inglese: Matilde Hobhouse che fortemente opererà per creare questo giardino a servizio della villa, dove prima c’erano campi e fabbricati. Passeggiando si trovano rovine antiche di un tempietto e una fontana.
Beh, uscendo dal parco, abbiamo la sensazione di avere conosciuto, in una comoda sgambata di circa un’ora e mezza, un’altra Gubbio, più silenziosa, più segreta, per noi, certamente insolita.

