La via Francigena è lì, da secoli, e già il suo nome evoca avventura e odore di storia. Decidiamo di farne un tratto tra Bolsena e Montefiascone. Le informazioni che abbiamo dicono sia tra i più apprezzati del Lazio, però 15 km sono parecchi per i nostri ragazzi e già solo all’idea non tardano a manifestare una spiccata contrarietà. Ci organizziamo per farne qualcuno di meno, del resto anche il meteo pronostica pioggia nei paraggi. Per fortuna la ricca colazione migliora il clima generale e partiamo armati di ottimismo. E di ombrello.
Considerata la fama della via, mi aspettavo un certo affollamento ma appena fuori Bolsena non incontriamo che pochi e rari pellegrini. La segnaletica ben chiara ci accompagna senza incertezze e il cammino conferma ben presto il meritato apprezzamento che riscuote .



Dopo una salita che ci porta un pò più in quota, i coltivi lasciano spazio ai prati e troviamo un nutrito gregge di pecore, vigilato e condotto con naturale sapienza da due splendidi esemplari di pastore maremmano. Il pastore umano non c’è, i cani sono perfettamente autonomi e la via passa proprio in mezzo al loro pascolo: li vediamo piazzarsi pigramente uno per lato rispetto alla nostra direzione di marcia. Ora, se sono mansueti quanto sono grossi il problema non si pone ma nel dubbio preferiamo prendere spunto dal gladiatore dell’omonimo film e disporci nella romanissima formazione a testuggine, pronti ad affrontare la sorte.
I due cani pastore ci osservano quieti, forse sono più curiosi che minacciosi, ma prima che ci avviciniamo abbastanza da scoprirlo ritornano verso il gregge alla stessa pigra andatura con la quale ci sono venuti incontro. Con abilità e sublime nonchalance fanno spostare le pecore di qualche decina di metri e ci fanno trovare la via libera al nostro passaggio. Rimango stupito, sembra abbiano operato una scelta ponderata e consapevole. Saranno una cinquantina di pecore e loro sono in due, senza un umano che li guidi. In un tempismo perfetto muovono il gregge senza scomporlo, senza abbaiare, senza un solo belato di protesta, senza fretta alcuna. Non ci hanno fatto neanche rallentare, questi due meravigliosi cani.
La via entra in un alto bosco, è ora di pranzo e ai nostri nasi affluisce l’inconfondibile fragranza di una superba grigliata di carne. L’area è attrezzata, c’è una sorgente e alcune persone si godono la giornata fuori porta con scorte alimentari di sicuro sufficienti per almeno il doppio dei presenti. Viste le circostanze pensiamo ad un baratto, ma abbiamo da offrire solo qualche triste panino o – al massimo – un paio di giovanissimi brontoloni. Non c’è proprio storia, ingolliamo sorridenti il nostro panino e riprendiamo solerti il nostro sobrio, ma lieto cammino.

Quasi al termine del nostro percorso incontriamo un gruppetto di oche le quali – forse memori delle gesta delle loro antenate del Campidoglio – ci attaccano con determinazione quasi a voler difendere il loro territorio da noi intrusi. Ma che roba! Oche da guardia che non hanno imparato niente dai cani.

