Cercavo qualche suggerimento per una Sgambata dalle parti del Monte Cucco e tra i tanti percorsi documentati sul sito del CAI di Fabriano – davvero molto ben fatto – ho trovato questo che ha attirato la mia attenzione.
Ammetto che il nome non mi è apparso molto elegante ma mi ha certamente incuriosito, le caratteristiche del percorso mi sono sembrate adatte alle nostre gambe e così, fatte le dovute considerazioni, ci siamo diretti verso l’abitato di Piaggiasecca. Si era fatto un pò tardi per la verità, le previsioni meteo avevano minacciato temperature roventi e l’altitudine era piuttosto modesta: partiamo confidando su un pò di brezza montana e un sentiero ombreggiato. Macché.
Il sentiero scende, scende, scende ancora….. la cosa mi preoccupa leggermente perché il percorso è ad anello: più si scende all’inizio, più si sale alla fine. Penso che forse saremo a metà percorso intorno alle 13:00 …. ohi ohi… trovarsi in salita a 40 gradi sotto il solleone è un’eventualità tutt’altro che remota… adesso però non voglio rovinarmi la gradevole sensazione di fresco che trasmette la gagliarda fonte Fontecelle.
Poco dopo ecco che sulla sinistra si comincia a intravedere la curiosa singolarità dello Sturo della Piscia con il suo aspetto sorprendente e per certi versi inquietante. Sarà la luce del momento, sarà la portata d’acqua della cascatella davvero ai minimi termini, ma io vedo nitido il volto di un qualche spirito silvano.
Mentre cade lenta sulle concrezioni che danno forma a questo salto, la poca acqua che scende si sminuzza, rinfrescando noi e la bolla di spazio tutto intorno. L’atmosfera che si respira merita una sosta. Siamo soli, noi e questa arcana presenza, placida e tuttavia incombente.




Si riparte costeggiando il torrente ma dell’agognata brezza proprio non si sente il soffio e dell’auspicata ombra, non c’è ombra. Attraversiamo le poche case di San Felice sudando gocce che evaporano al contatto con l’asfalto bollente …. e arriva pure l’inevitabile salita, sotto un sole feroce che adesso riverbera sulla bianca, polverosa ghiaia del fondo stradale oltre il paesello. …. ohi ohi, appunto…
Le pendici del Monte la Croce ci vengono in soccorso e ci buttiamo a terra appena raggiunte le prime propaggini della faggeta in cui – finalmente – ci porta il sentiero.



Nel silenzio della faggeta risuona improvviso un verso potente, non troppo distante, tra gli alberi, un attimo, una fugace ombra si muove qualche decina di metri sotto di noi e forse ci avvisa che siamo nel suo regno. Abbiamo forse udito un bramito? Non riusciamo a identificare con certezza quella sagoma bruna, ma mi piace pensare che il daino o forse il cervo abbia voluto accoglierci a modo suo. Ora il sentiero è proprio bello e appena fuori dal bosco una flebile fonte ci permette di ripristinare la nostra scorta d’acqua fresca.
….Piaggiasecca, San Felice, Monte la Croce… ci sono toponimi che danno davvero il senso del luogo che identificano…. certo che però Sturo della Piscia!

