Curiosando fra le scarse notizie disponibili sull’antico popolo degli umbri, ho scoperto che poco sopra Gualdo Tadino sarebbe rimasta una qualche loro traccia, ma il sito archeologico di colle i mori -se c’è ancora- si è ben nascosto alla mia timida ricerca.
Ho ripiegato su Valsorda, dove avevo individuato un percorso adatto alle mie gambe su per il monte Serrasanta. Al parcheggio dell’ eremo trovo qualche moto e qualche auto, 7-8 persone sparpagliate qua e là a fare qualche foto e a godersi la gran bella vista.
Mi aspetto di ritrovarli in cima, a 1420 metri, vedo che qualcuno opta per il comodo Sentiero Italia sulla destra mentre gli altri restano nei paraggi dell’Eremo. Vado diretto alla cima.
Posso dire che è stata una circostanza fortunata, mi ritrovo sui prati sommitali totalmente solo, immerso in un silenzio assoluto rotto solo dal sibilo del vento fresco.
Per la verità del tutto solo non sono, ho la compagnia di tre falchetti che a poca distanza da me si esibiscono nei loro volteggi e nelle loro picchiate come a volersi superare l'uno con l'altro.
Ho sempre ritenuto che i rapaci fossero animali solitari, ma questi tre sembra stiano giocando proprio come possono giocare tra loro che so, una cucciolata di lupetti.
Mi incuriosiscono, mi allietano e qui, in questa splendida giornata di settembre, mi appaiono come la quintessenza della libertà.
La cresta tra il monte Penna e il Monte Cucco è molto attraente, qui il Sentiero Italia è quello che ho sempre immaginato, comodo e molto panoramico. Percorrerlo ad anello è escluso, dovrò trovare qualcuno disposto a condividerne la traversata, prima o poi. La vista è magnifica su questo crinale che separa l’Umbria dalle Marche, poco più giù l’eremo vigila sulla vallata e sembra presidiare il precipizio sotto di lui.
Non trovo segnali a marcare il sentiero che ho scelto ma da quassù, tutto il percorso mi appare piuttosto semplice e intuitivo. C’è qualche piccola roccetta sulla leggera cresta che scende dalla cima nord, aggiunge un pizzico di carattere alla tenue traccia che sto seguendo, finché il segnale di una pista da sci di fondo indica che è ora di girare ed entrare nel bosco.
Lascio Valsorda in basso sulla destra, sento il vocìo delle persone che stanno là, ma ho appena imparato quanto possa essere avvolgente l’abbraccio dell’appennino e così risalgo verso i prati sommitali. Ben presto torna il silenzio, nel bosco non c’è più neanche il sibilo del vento ad accompagnarmi.

L’eremo visto dall’alto ha un che di suggestivo, mi ci dirigo per una lunga sosta. Le poche persone che ho incontrato all’arrivo hanno ripreso la loro strada e mi ritrovo di nuovo solo, ad ammirare ciò che mi sta intorno. In questo lungo momento sono l’unico essere umano a portata d’occhio e la vista da qui spazia davvero molto lontano.
A un tratto, in questo mistico silenzio, emerge un insolito ronzio, sempre più vicino. Sembra il rumore di un motorino, guardo verso la strada in basso ma non vedo niente che lo spieghi, da dove caspita viene?
Dall’alto, viene dall’alto……
Da ben sopra il tetto dell’eremo sbuca un piccolo drone e, poco dopo, sulla strada di accesso compare una giovane coppia che cammina concentrata sul proprio smartphone. Stanno teleguidando il loro oggetto volante in missione esplorativa, penso vogliano documentare al meglio la loro passeggiata. Già. Mi ero proprio dimenticato che siamo nel XXI secolo.

Sono gentili e simpatici e in fondo, dopo qualche ora di avvolgente silenzio, fare quattro chiacchiere non mi è affatto sgradito.







