Una Sgambata speciale questa, con mio figlio in qualità di fotografo accreditato. Il percorso inizia e finisce al santuario di Mongiovino in una giornata invernale tiepida e luminosa.
A metà cammino ci fermiamo davanti a quelli che mi sembrano i resti di una fornace di pietra, addossata alla terra. Deduco sia la Buca del Calcinaro che dà il nome a questo percorso dalle tracce di calce bianca, che sembra quasi sia rimasta prigioniera della parete concava che un tempo l’ha generata.
Cerco di immaginarmi cosa avrei visto 50 o forse 100 anni fa in questo spiazzo ma non ci riesco, la quantità di pietre nei dintorni è troppo muta per darmi indizi comprensibili.
Eppure ha un che di suggestivo questo posto. Per un momento il pensiero insegue quell’ignaro calcinaro, un uomo che ha vissuto questo luogo in un modo che non saprò mai comprendere e il rudere di fornace diventa umile, involontario monumento al genius loci di questo bosco altrimenti anonimo.
Tagliamo via un tratto di percorso e ci dirigiamo di buon passo a Mongiovino Vecchio oggi deserto e silenzioso, ma ancora fiero. Qualche foto e un mandarino…. poi ripartiamo.








